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Roi d’Italie

io non festeggioOggi 17 marzo si celebra la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”. Questa ricorrenza è stata istituita come festività civile, il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222, con l’obiettivo di ricordare e promuovere i valori di cittadinanza e riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso la memoria civica. Una festa in occasione della ricorrenza del giorno in cui 152 anni fa fu proclamato il Regno d’Italia. Con la Legge del 17 marzo 1861, fu istituito il Regno d’Italia con a capo Vittorio Emanuele II (secondo e non Primo come avrebbe dovuto essere visto che era diventato il primo Re D’Italia, parzialmente unita, ma tant’è!!). Ho espresso i miei dubbi su questa Festa in numerose occasioni pubbliche e private, non perché io sia contro l’Unità d’Italia, come qualche leghista da strapazzo, ma semplicemente perché credo che questa data non possa essere considerata il fondamento della nostra Unità Nazionale.

Per non essere fraintesa, ho bisogno di qualche riga e di un po’ del prezioso tempo del lettore.

La Repubblica festeggiando in questo giorno intende celebrare la monarchia dei Savoia? Io rimasi sbigottita due anni fa quando il Presidente della Nostra Repubblica fece omaggio alla tomba dei Savoia al Pantheon a Roma, in occasione del 150°.

Avrei preferito che il Presidente avesse reso omaggio al repubblicano Giuseppe Mazzini che i Savoia fecero morire da latitante.

Mi sarei aspettata che lo Stato, finalmente, riconoscesse che in Italia, per dieci anni (1860 – 1870) vi fu una Guerra Civile e che l’esercito “unitario” operò nel Sud del Nostro Paese e contro tutti gli oppositori anche piemontesi, con una ferocia tale da fare impallidire le più crudeli rappresaglie dell’esercito tedesco contro la popolazione operate durante la lotta partigiana del 1943-45.

La scelta, da parte del Presidente Giorgio Napolitano, di celebrare il 150° dell’Unità d’Italia rendendo omaggio alle spoglie custodite nel Pantheon del re “abusivo” Vittorio Emanuele II di Savoia mi lasciò davvero sbigottita ed incredula.

Già mi era sembrata assurda la scelta di questa data, il 17 marzo 1861 si proclamò soltanto Vittorio Emanuele II re d’Italia e non si costituì il nuovo Regno d’Italia, mancando Roma e il Lazio, il Veneto, la Venezia Giulia e il Trentino con Mantova.

Ma mai mi sarei immaginata che il Presidente della Repubblica si recasse al Pantheon a rendere omaggio di persona alla tomba di Vittorio Emanuele II.

Nella nostra Costituzione Repubblicana fino al 2002, era sancito che “I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale”.

Queste disposizioni furono dettate dall’Assemblea Costituente non per mera cattiveria, ma perché la dinastia dei Savoia si era macchiata di grandi crimini contro il popolo italiano portando il Paese ripetutamente in guerre offensive che potevano essere evitate non essendo stata mai minacciata la propria sicurezza.

Una lunga scia di sangue, infatti, segna il percorso tra le generazioni della dinastia dei Savoia.

Cominciando con Vittorio Emanuele II che condusse una spietata guerra di conquista, con ogni mezzo per impossessarsi degli stati italiani preunitari (che non erano tutti sotto dominio straniero!!), soprattutto al Sud vi fu in una sanguinosa guerra civile che provocò in un decennio centinaia di migliaia di vittime per la dura repressione.

Umberto I che nel suo delirio di potenza e coadiuvato da Crispi, inseguì un maldestro tentativo di occupare un posto nella storia con la conquista dell’Eritrea che, di contro, fece riportare all’esercito italiano numerose sconfitte come quella di Adua: unico caso, tra i paesi europei, a farsi sconfiggere così duramente dagli “indigeni africani”.

Ma più fortuna Umberto I ebbe, nel solco della tradizione dei Savoia, nell’impiego dell’esercito nella repressione delle proteste sociali in Sicilia e a Milano: con le cannonate!

E poi Vittorio Emanuele III il più sanguinario dei monarchi d’Europa!

Il Re nano, detto “sciaboletta”, forse per compensare la sua misera statura fisica, si lanciò in un susseguirsi continuo di guerre che portarono al macello milioni di Italiani!

Cominciò con la guerra in Libia, dove le atrocità commesse dagli italiani ancora oggi i libici lo ricordano, ma fu la Grande Guerra il suo primo capolavoro. Pur facendo parte della Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 il Regno d’Italia si dichiarò neutrale. E fin qui tutto bene. Ma con l’anno nuovo il Re e i suoi governanti cominciarono a sentire l’odore del sangue e con un voltafaccia senza rossore e a dispetto dei patti voluti e sottoscritti a suo tempo dichiararono guerra all’Austria. Fu così che l’Imperatore Francesco Giuseppe emise un proclama in cui parlò di «tradimento quale la storia non conosceva pari» e di «nuovo perfido nemico» galvanizzando le truppe austriache nel combattere contro gli italiani.

Fu la grande guerra, una carneficina di italiani.

Ma ciò non bastò. In seguito alla crisi economica di un paese esausto dopo la guerra e ai disordini che ne derivarono, nel paese si formò il partito dell’ordine, del manganello e dell’olio di ricino: il fascismo.

Fu il re Vittorio Emanuele III che il 28 ottobre 1922 rifiutò di firmare il decreto che ordinava alle truppe di sbaragliare i fascisti alle porte di Roma e che anzi propose a Benito Mussolini di formare un nuovo governo. Ciò aprì le porte alla dittatura che ci portò alla guerra d’Etiopia e alla seconda Guerra Mondiale a fianco della Germania nazista gettando gli italiani nel baratro della rovina più totale.

Ma ecco un nuovo colpo di scena: vedendosi perso Vittorio Emanuele III, dopo aver fatto arrestare Mussolini che LUI aveva voluto alla guida dello Stato e dopo aver fatto siglare l’armistizio con gli alleati, il 13 ottobre dichiarò guerra alla Germania con un voltafaccia peggiore di quello del 1915 e solo per salvare il suo trono!

La reazione dei tedeschi la conosciamo e quindi qui termino.

Queste furono le ragioni per le quali i Savoia furono mandati in esilio.

Nel 2002 dopo una stucchevole e continua pressione mediatica si decise per i discendenti di quella sciagurata dinastia di abrogare quella disposizione che appariva odiosa e i Savoia tornarono in Italia. Dopo un po’ Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto ebbero la brillante idea, come ringraziamento, di chiedere un risarcimento di 260 milioni allo Stato italiano per i beni confiscati ai loro antenati! Loro!!!!!

E come se non bastasse Vittorio Emanuele veniva coinvolto e arrestato nell’ambito di un’inchiesta su gioco d’azzardo e prostituzione… e forse sarà incriminato per l’omicidio del giovane tedesco Dirk Hamer, è stato pubblicato il video registrato dai magistrati di Potenza, dal “Fatto Quotidiano”, nel quale si vede Savoia che si vanta con i compagni di cella di aver ucciso il giovane. E ne ride. E prende in giro i giudici francesi che “ha fregato”, come dice lui tronfio.

Il 17 marzo 2011 anche Vittorio Emanuele assieme al figlio ballerino e a tutta la sua famiglia si è recato al Pantheon per rendere omaggio al loro antenato!

L’aver fatto rientrare i discendenti dei Savoia come semplici cittadini non significa la riabilitazione di quella odiosa dinastia, fuori luogo mi apparvero le riverenze da parte delle massime autorità della Repubblica.

Questa festa è un omaggio alla monarchia dei Savoia che offende lo spirito che fonda la Costituzione Repubblicana e le vittime di 85 anni di tirannide sabauda.

Una Repubblica che ha completamente smarrito le ragioni della sua origine.

L’Italia di oggi non ha niente da festeggiare, c’è un’Italia che sta morendo nelle mani di una classe politica che invece di salvarla, sta staccandole la spina. Muoiono i diritti, il lavoro, la cultura, la sanità pubblica, la giustizia, muore la democrazia, muore l’Unità minacciata dal secessionismo leghista.

Il mio vuole essere un grido di dolore che risvegli tutti e sappia unire gli Italiani, per ricordare a un Popolo che bisogna essere pronti a difenderla e ricostruirla questa Unità, per ritrovare la dignità e l’orgoglio di essere Italiani.

Dovremmo commemorare i martiri della nostra Unità, non una dinastia che ci ha condotti verso il baratro.

Il 17 marzo ogni italiano dovrebbe ricordare le riflessioni di uomini che la Storia dell’Unità d’Italia l’hanno vissuta, studiata e approfondita.

“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio.”  GIUSEPPE GARIBALDI

“Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.” (L’Ordine Nuovo, 1920).

“Il popolo del meridione fu “crocifisso” dal nuovo Stato italiano.”

“I movimenti di insurrezione dei contadini contro i baroni furono spietatamente schiacciati e fu creata la Guardia Nazionale anticontadina; è tipica la spedizione repressiva di Nino Bixio, il braccio destro del Generale, nella regione del catanese dove le insurrezioni furono più violente.” (Il Risorgimento”, Torino 1966)

“L’unità nazionale poteva avere un corso diverso da quello che ha avuto. L’unificazione d’Italia in una monarchia accentratrice, non ebbe altra giustificazione che la forza delle armi e gli intrighi diplomatici dei Savoia. Della serietà dei famosi Plebisciti non è nemmeno il caso di parlarne: roba simile all’acclamazione dei fiumani a D’annunzio”.

“Porta Pia fu semplicemente l’ultimo episodio della costruzione violenta ed artificiale del Regno d´Italia”.
ANTONIO GRAMSCI

Ogni italiano dovrebbe sapere che il 17 del mese di Marzo dell’anno 1861 il parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II non re degli italiani ma «re d’Italia».  E che l’autoproclamato nuovo Regno d’Italia, costò centinaia di migliaia di morti (denominati dispregiativamente “briganti”), deportazioni, interi paesi rasi al suolo, torture, stupri, leggi razziali e fame.

Secondo le stime di alcuni giornali stranieri che si affidavano alle informazioni ufficiali del nuovo Regno d’Italia, in un solo anno, dal settembre del 1860 all’agosto del 1861, vi furono nell’ex Regno delle Due Sicilie:
8.964 fucilati,
10.604 feriti,
6.112 prigionieri,
64 sacerdoti uccisi,
22 frati uccisi,
60 ragazzi uccisi,
50 donne uccise,
13.529 arrestati,
918 case incendiate,
6 paesi dati a fuoco,
3.000 famiglie perquisite,
12 chiese saccheggiate,
1.428 comuni sollevati;
Poiché stime ufficiali del Regno c’è da considerare che come tali queste cifre furono sicuramente sottostimate dal ministero della guerra.

Si consumarono diversi eccidi nei territori dell’ormai decaduto Regno Delle Due Sicilie, di cui i più noti furono quelli di Casalduni e Pontelandolfo, due paesi del Beneventano. In data agosto 1861, il generale Enrico Cialdini ordinò una feroce rappresaglia contro i due comuni, ove i briganti di Cosimo Giordano, durante un’azione di guerriglia, uccisero 45 soldati sabaudi.

I due piccoli centri furono rasi al suolo, lasciando circa 3.000 persone senza dimora, e il numero ufficiale delle vittime non è stato ancora reso noto; le cifre vanno da un centinaio a più di un migliaio di morti.

Tali provvedimenti suscitarono polemiche, anche da parte della classe liberale. Giovanni Nicotera, intervenne in Parlamento dicendo: «I Proclami di Cialdini e degli altri Capi sono degni di Tamerlano, di Gengis Khan, o piuttosto di Attila.»

Lo stesso Nino Bixio (che partecipò alla spedizione dei Mille e fu protagonista del discusso episodio della strage di Bronte) denunciò questi metodi in un discorso alla camera il 28 aprile 1863: «Si è inaugurato nel Mezzogiorno d’Italia un sistema di sangue. E il Governo, cominciando da Ricasoli e venendo sino al ministero Rattazzi, ha sempre lasciato esercitare questo sistema».

I metodi violenti delle truppe sabaude furono infine applicati anche per la repressione dei moti di protesta operaia (metodo utilizzato anche negli anni successivi all’Unità, a Milano e Torino) per la chiusura progressiva di impianti industriali, ad esempio dello stabilimento siderurgico di Pietrarsa (attualmente sede del Museo Nazionale Ferroviario), dove il 6 Agosto 1863, per reprimere le proteste degli operai, intervennero Guardia Nazionale, Bersaglieri e Carabinieri, lasciando sul terreno morti e feriti.

Mi piacerebbe un giorno poter leggere in qualche nota ufficiale, che il 17 marzo, giorno della proclamazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia, al fine di ricordare lo sterminio e le sofferenze inferte al popolo della penisola italiana, sarà istituita la  Giornata della memoria, in commemorazione di tutte le vittime dell’Unità d’Italia.

Come invito alla riflessione vorrei segnalare il “pastrocchio storico” (definizione di un mio amico giornalista), fatto dai nostri Senatori. Nello stesso DDL che ha istituito la ”festa” si è altresì imposto nei programmi scolastici il canto risorgimentale scritto da Mameli, il nostro Inno Nazionale.  Ma secondo voi è corretto accoppiare l’Inno di Mameli che è un canto che celebra i valori repubblicani al 17 Marzo data dell’auto-incoronazione di Vittorio Emanuele II di Savoia quale “Roi d’Italie” cioè re d’Italia in rigorosa lingua francese?

Fonte foto: angeloxg1.wordpress.com

    10 Responses to “Roi d’Italie”

    1. Giovanni De Marco ha detto:

      Ottimo e rigoroso articolo, pieno di verità sacrosante ma, se ci riesco, vorrei ampliare un poco la discussione, tenendo conto anche delle contingenze storiche in atto in quegli anni.
      Premesso che i Savoia ed i loro discendenti sarebbero dovuti essere appesi a testa in giù insieme a Mussolini, vorrei concentrare l’attenzione anche su altri responsabili.
      In primis metterei la dinastia borbonica che cavalcando l’ onda dello scontento e per interessi propri fomentò il movimento antiunitario che, diciamola tutta, provocò un ancor più feroce repressione piemontese.
      I borboni erano una razza di governanti inetti ed il loro regno non era meglio del piemontese, in merito vi invito a rileggere le pagine del Nigro sulla Tursi del 1850 e la situazione di abbandono in cui versava.
      In merito alle celebrazioni sono d’accordo, anche nell’aula del nostro senato Repubblicano troneggiano ancora le parole di questi pseudo-re.
      Bisogna ammettere però che il 1861 fu una tappa importante per tutti gli Italiani, che noi meridionali di certo pagammo a caro prezzo, era dal tempo dei Romani che non vi era una unità politica così vasta sul nostro territorio.
      In merito al ruolo di Mazzini credo che nessuno abbia dubbi sull’ importanza che rivestì ma, tornando a quegli anni, bisogna anche tener conto dell’ influenza inglese e delle logge massoniche che lavoravano in Europa per diffondere libertà, uguaglianza ed affermazione dei propri interessi di congrega.
      A mio parere la data da ricordare veramente è il 1 gennaio 1948, quando entra in vigore la nostra bistrattata Costituzione, nata dal dolore della guerra e dalla speranza per un futuro migliore e che ha visto tutte le forze politiche impegnate nella sua stesura cercare di tener conto dei diritti di tutti.
      Oggi più che mai la Costituzione è nostra Madre, essa ci genera come cittadini, uguali nei diritti e nei doveri di fronte alla legge.
      Pochi Stati al mondo possono vantare una “Madre” come la nostra, non poteva essere altrimenti con i millenni di storia delle Istituzioni che abbiamo alle spalle, diamole quindi l’ attenzione e la difesa che merita.
      Saluti.

      • Anna Maria Cantarella ha detto:

        Grazie Giovanni per l’attenzione dedicata all’articolo, un po’ lungo in effetti. Ma il tema è scottante e per non essere “fraintesi” è meglio puntualizzare bene i concetti.
        Tu definisci i Borbone governanti inetti, e qui seppur in parte, devo smentirti.
        Il Regno delle due Sicilie fu definito il Regno dei Primati.
        Il Regno delle Due Sicilie (1816-1860) prima dell’invasione Piemontese del 1860, era il più ricco degli stati preunitari, e di gran lunga il più esteso ed industrializzato d’Europa.
        Nel 1856 a Parigi ricevette il premio internazionale come terzo Paese più industrializzato del mondo.
        Ti “copio” l’elenco dei primati del Regno delle Due Sicilie, io l’ho visto per la prima volta, sorprendendomi non poco, a Civitella del Tronto ultimo baluardo della resistenza borbonica, qualche anno fa. All’interno della Fortezza ci sono una libreria e un museo molto forniti, vi si possono trovare letture e documenti interessanti. Questo l’elenco:
        1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia
        1737. Primo Teatro al mondo(S.Carlo di Napoli)
        1754. Prima Cattedra di Economia al mondo
        1763. Primo Cimitero Italiano per poveri(Cimitero delle 366 fosse)
        1781. Primo Codice Marittimo del mondo
        1782. Primo intervento in Italia di Profilassi Antitubercolare
        1783. Primo Cimitero in Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo)
        1792. Primo Atlante Marittimo nel mondo(Atlante Marittimo Due Sicilie)
        1801. Primo Museo Mineralogico del mondo
        1807. Primo Orto Botanico in Italia a Napoli
        1813. Primo Ospedale Psichiatrico in Italia(Reale Morotrofio di Aversa)
        1818. Prima nave a vapore nel mediterraneo “Ferdinando I”
        1819. Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte
        1832. Primo Ponte sospeso, in ferro, in Europa sul fiume Garigliano
        1833. Prima Nave da crociera in Europa “Francesco I”
        1835. Primo istituto Italiano per sordomuti
        1836. Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel mediterraneo
        1839. Prima Ferrovia Italiana, tratto Napoli-Portici
        1840. Prima fabbrica metalmeccanica d’ Italia per numero di operai
        1841. Primo Centro Sismologico in Italia(Ercolano)
        1841. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia
        1843. Prima Nave da guerra a vapore d’ Italia “Ercole”
        1845. Primo Osservatorio meteorologico d’Italia
        1845. Prima Locomotiva a vapore costruita in Italia a Pietrarsa
        1852. Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia(porto di Napoli)
        1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia
        1856. Esposizione Internazionale di Parigi, premio per il terzo paese al mondo come sviluppo industriale
        1856. Primo Premio Internazionale per la produzione di Pasta
        1856. Primo Premio Internazionale per la lavorazione di coralli
        1860. Prima Flotta Mercantile e Militare d’Italia
        1860. Prima Nave ad elica in Italia “Monarca”
        1860. Prima città d’Italia per numero di Teatri(Napoli)
        1860. Prima città d’Italia per numero di Tipografie(Napoli)
        1860. Prima città d’Italia per numero di Pubblicazioni di Giornali(Napoli)
        1860. Primo Corpo dei Pompieri d’Italia
        1860. Prima città d’Italia per numero di Conservatori Musicali(Napoli)
        1860. Primo Stato Italiano per ricchezza di Lire-oro(443 milioni)
        1860. La più alta quotazione di rendita dei Titoli di Stato
        1860. La più bassa percentuale di mortalità infantile d’Italia
        1860. La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia
        1860. Il minore carico Tributario Erariale in Europa

        Questo quadro apparentemente idilliaco si riferisce a Napoli, capitale del Regno. Concordo con Te e con l’analisi di Nigro (che conto di rileggere molto presto), che la situazione delle periferie era ben diversa. Ho visto da poco al cinema lo splendido film Les Miserables, di Tom Hooper, basato sul romanzo di Victor Hugo, e credo di poter affermare che le condizioni delle periferie dei Regni del nord, compresi quelli del nord Italia, erano ben peggiori delle condizioni dei “lazzari napolitani”.
        Ma a prescindere dalle ricostruzioni storiche, e dal revisionismo in corso su questa vergognosa pagina della nostra storia comune, quello che mi preme sottolineare è il fatto che ancora oggi dopo 152 anni si mente o si omette di raccontare la Verità. Su troppi libri anche universitari, ci tocca leggere “sud arretrato e agricolo e nord ricco e industrializzato”. Si parla sempre e solo di un generico Sud, come se non vi fossero differenze tra una sperduta provincia e le grandi città del Regno, e come se non vi fosse differenza fra Milano e la provincia mantovana afflitta dalla pellagra.
        E’ vero come dici Tu che una “simile unità territoriale” (quella realizzata a nostre spese dal SaBoiardo) non si vedeva dai tempi dell’Impero Romano, ma di fatto il Sud, quasi sempre con gli stessi confini, rimase UNITO per circa 700 anni.. più o meno. Dai Normanni a Federico II, con gli Angioini, e gli Aragonesi fino ai Borbone. E di sicuro nessuno potrà smentire il fatto che di regnanti stranieri nel Regno delle due Sicilie non è corretto parlare. Il Borbone parlava napoletano, seppur il ramo della famiglia fosse quello spagnolo.
        C’è un altro punto che mi preme rilevare. Il “borbone”, cavalcando l’onda dello scontento e per tutelare i propri interessi, fomentò il movimento antiunitario che provocò (forse!) una ancor più feroce repressione piemontese, senza “dimenticare” l’intervento della Chiesa che per 10 anni finanziò le rivolte nel regno, forse proprio in funzione anti inglese e antimassonica. Ma il ruolo dei baroni e massoni locali fu purtroppo più rilevante di quello dello Stato Pontificio.
        Il brigantaggio fu la più drammatica esplosione della crisi di rigetto dopo l’unità.
        Oggi c’è ancora qualcuno che vuole definire il brigantaggio una “semplice” manifestazione criminale? O si vuole ridare dignità a una rivolta sociale contro l’ordine costituito provocata da fame e disperazione? Fu solo un movimento legittimista e antiliberale o semplicemente la rivolta di diseredati contro una egoista classe dirigente?
        Varrebbe la pena leggersi gli scritti di Giustino Fortunato sull’argomento.
        Si stava così male nell’inferno del Borbone però solo dopo il 1861 dal Sud i Lazzari “decisero” di emigrare a milioni, a milioni per molti anni … dopo il 1861 non prima, e l’emorragia non si è mai arrestata.

        Concordo con te che la Costituzione Repubblicana sia la nostra madre, e che vada difesa dagli indegni attacchi dell’attuale classe dirigente, questa si inetta. Io preferisco il 2 giugno come data simbolica di festa, la festa della Repubblica.
        Il 2 e il 3 giugno 1946 si tenne, infatti, il referendum istituzionale indetto a suffragio universale con il quale gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo.
        Dopo 85 anni di (infausto) Regno, con 12.718.641 voti contro 10.718.502 l’Italia diventava Repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.
        Solo per il fatto che fa caldo. ☺
        Solo con la Verità si rafforza l’Unità e affermare a gran voce le verità sulla nostra storia, quella cancellata dai libri di storia, o negata, o bollata come nostalgie borboniche, sarebbe un primo passo verso la pacificazione di un paese che ormai comincia a mostrare forti segni di intolleranza.
        Scusa per il “rirtardo” della risposta ma il tuo intervento meritava attenta riflessione.

    2. Giacomo Lippolis ha detto:

      per dirla alla facebook… Mi piace!
      Un contributo per non bersela tutta d’un sorso! Grazie. grandi le citazioni che darei in allegato ai libri di storia della scuola superiore, da studiare insieme alla “storia standard”.
      Anna Maria (e tutti quanti si interessano al tema), notando che sei molto addentro al tema, potresti suggerirmi qualche lettura? Mi interessava soprattutto la parte parlamentare… Grazie!
      Un saluto al blog e ai lettori!

      • Anna Maria Cantarella ha detto:

        Grazie Giacomo. Adoro la Storia e mi piace condividere le “scoperte”. Su questo argomento in particolare sono assetata di conoscenza. Ho dovuto affilare le armi per controbbattere a chi sulla base di pregiudizio e ignoranza è riuscito a fondare un partito politico e a governarci per 20 anni, vivendo da 15 anni in terre ad alta densità leghista. 🙂
        Per cominciare ad entrare in questo scottante e dolente tema da un’angolazione differente,
        il libro di Storia che non dovrebbe mancare in nessuna casa d’Italia, e del sud in particolare, è
        “l’Invenzione del Mezzogiorno”, una storia finanziaria, di Nicola Zitara. ed Jaca Book.
        Buona lettura.

    3. Giacomo Lippolis ha detto:

      Grazie Anna Maria, non l’ho letto e provvederò! 😉

    4. Giovanni De Marco ha detto:

      Cara Annamaria è un piacere confrontarsi con te, vorrei sottoporre alcune questioni che, forse, ci aiuteranno a capire meglio.
      Tutti i primati Borbonici sopracitati, non hanno sfamato la popolazione e nemmeno l’hanno resa più colta.
      Primo teatro in Europa? Per i ricchi aggiungerei.I nostri primi teatri, aperti a tutti, li hanno costruiti a Locri, Taranto, ed in ogni Polis i coloni Greci molti secoli prima della nascita di Cristo.
      Primo corpo dei pompieri? Ma non erano i Romani che l’ avevano istituito? Eccetera, eccetera…
      In merito alla ricchezza nulla da dire, i Borboni erano ricchi sfondati i loro sudditi un pò meno ma, nonostante i primati, non avevano un esercito all’altezza di tanta florida situazione? Mi pare strano.
      Non per polemizzare, ma ci siamo scordati la rivoluzione del 1799 e la repressione attuata da Ferdinando di borbone?
      8000 furono gli imprigionati, 920 i condannati a morte, 222 all’ ergastolo, 67 esiliati e così via.
      Tra loro un giovane avvocato massone, Mario Pagano da Brienza, capo della Repubblica Napoletana che materialmente scrisse la “bisnonna” della nostra Costituzione, impiccato anch’egli.
      La restaurazione che seguì fù impietosa con le sbirraglie del cardinale Ruffo che usò briganti come “Mamone” e “Frà Diavolo” per seminare terrore e schiantare interi villaggi di insorti.
      In merito al brigantaggio vorrei aggiungere qualcosa.
      Sin dai tempi di Spartaco, che in Lucania agì molto, si sono avute nel territorio Italiano delle insurrezioni da parte delle classi meno abbienti. Brigantaggio appunto, caratterizzato dalla mancanza di prospettiva politica e quindi facilmente manovrabile da chi ha interesse a farlo. Una rabbia legittima del popolo che dopo i primi tempi distruttivi e ribelli torna ad instradarsi proprio perchè non vi è un disegno politico comune proveniente dal basso e condiviso da tutti.
      Io andrei oltre la contrapposizione Borbone buono e Savoia cattivo,anche perchè questo assioma porta in se i germi leghisti,capovolti però, con un sud ricco ed un nord profittatore.

      Vanno bene i revisionismi volti ad accertare la verità ma sinceramente penso che abbiamo bisogno di capire dove la classe dirigente del Mezzogiorno ha sbagliato,e Don Giustino Fortunato e tra questi.
      Tutti noi abbiamo le nostre colpe, il familismo amorale, il clientelismo, il totale spregio della cosa pubblica e la mancanza di un vero spirito comunitario,l’ascesa della cultura mafiosa …sono questi gli interrogativi a cui dare risposte.
      Siamo stati derubati dai Savoia,e non solo, ma noi cosa abbiamo fatto e facciamo per impedirlo? Cosa abbiamo imparato noi meridionali in secoli di dominio? Siamo stati costretti a farci i c… propri per sopravvivere? Basta questo a farci sentire meglio?
      Interrogativi a cui, sinceramente, non so dare ancora risposta.
      Saluti.

      • Anna Maria Cantarella ha detto:

        Gentile Giovanni, io per prima ho specificato che la “situazione idilliaca” si riferiva alla Capitale e alle maggiori città del Regno. Credo che possiamo dire con orgoglio che i Napoletani, la cultura l’hanno esportata e continuano a farlo, in tutto il mondo.
        http://www.youtube.com/watch?v=5b256Fs_u8Y (Il Maestro Riccardo Muti).
        http://www.youtube.com/watch?v=e2MPiz45b6o (I giovani delle periferie di Napoli, oggi, altroché i legisti)
        La situazione delle periferie dei regni monarchici di quel tempo, ripeto, non vedeva grandi differenze tra nord e sud, tra est e ovest, in tutta la vecchia Europa.
        Sulla rivoluzione del 1799, credo che mi rimetterò a studiare, guarderò agli eventi con una nuova prospettiva e un approccio più diffidente. A titolo esemplificativo di “mistificazione storica” ti segnalo le recenti “scoperte” sulla sfortunata vicenda della Spedizione di Pisacane, del 1857. Certamente conoscerai la poesia “La spigolatrice di Sapri”, che racconta della contadina, innamorata del bel Pisacane. Bene, pare e dico pare sia un falso storico.
        La spigolatrice si chiamava Rosa Ferretti, e da recenti scoperte è emerso che fu ammazzata dalla “banda criminale” di Carlo Pisacane. Questa era proprio una banda criminale poiché sulle isole di Ponza e di Ventotene, Pisacane, invece di liberare i prigionieri politici (che si rifiutarono di partecipare alla sua spedizione), liberò gli ERGASTOLANI e i condannati per crimini comuni. Erano 450 assassini che appena liberi assaltarono l’isola e rubarono tutto quello che potevano. Quando sbarcarono a Sapri ammazzarono le guardie borboniche e molti contadini intenti a spigolare il grano tra cui la sfortunata Rosa. Giunti a Padula, i rinforzi attesi da Pisacane non arrivarono. Allora il “commando” si spinse verso il Cilento, e qui trovarono i contadini inferociti, e all’epoca armati, che si difesero dall’attacco “sterminandoli”.
        (Eran trecento giovani e forti e son tutti morti…. )
        Mercantini fece la sua fortuna con quella poesia, infangando però la storia.
        Lo racconta Giacinto de’ Sivo, e più recentemente Michele Topa, in “Così finirono i Borbone di Napoli”.

        Ma veniamo agli aspetti sociologici. Vado con il tuo ordine.

        Il familismo amorale.
        Un sociologo (di cui adesso non ricordo il nome, ma mi riservo di fornirlo) sostiene in un suo studio che “ogni perdita di paternità è perdita di civiltà”. Quanti padri ha perso il sud dopo l’Unità? Il padre rappresenta la regola, le leggi, la madre è l’eccezione. Le madri del nostro sud lasciate sole, “abbandonate” da mariti in cerca di miglior fortuna oltreoceano prima, oltralpe poi e al nord-est da ultimo, hanno dovuto crescere e sfamare i loro figli anche a scapito della comunità. Il detto “mors tua vita mea” ha trovato applicazione perfetta nel nostro sud. Questo aspetto di “necessità” nessuno ha voluto approfondirlo, è stato più facile appiopparci addosso il familismo amorale, come caratteristica genetica, di impronta lombrosiana (aborro il ciarlatano Ezechiele da Verona, alias Cesare Lombroso, che si vergognava del suo nome, ma non delle sue azioni).

        Il totale spregio della cosa pubblica.
        Ma se uno Stato invece di darti, ti toglie tutto (istituendo la leva obbligatoria, sconosciuta fino ad allora, che tolse braccia alle campagne, imponendo tasse sulla proprietà appena distribuite, impossibili da pagare da chi non aveva mai avito un reddito, ma viveva di usi civici, etc. etc.) è normale che appena puoi cerchi Tu derubato di “cucciare” qualcosa da uno Stato che ritieni ingiusto.

        La mancanza di un vero spirito comunitario, rimando al primo punto.
        E aggiungo che la solidarietà che esiste al sud, non quella di affari, ma quella sociale, di aiuto, di vicinato, nel ricco nord delle cooperative e delle associazioni di volontariato, ancora oggi ti assicuro è solo un miraggio.

        E per finire sull’ascesa della cultura mafiosa.
        Bhè, qui ti devo allegare il link di un video con l’intervento del Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, il calabrese Nicola Gratteri che mi onoro di aver ascoltato e incontrato in molte occasioni, che spiega bene l’origine di questo cancro che ci distrugge.
        http://www.youtube.com/watch?v=2tQ47gWjGtU

        Spero davvero si possa portare avanti una discussione proficua su questo scottante argomento, e magari riuscire a organizzare incontri che ci chiariscano un po’ di più le idee.
        Senza nostalgie borboniche per carità, ma solo per essere un po’ meno severi con noi stessi.

        • Giovanni De Marco ha detto:

          Cara Annamaria, in questi tempi tristi dobbiamo essere severi con noi stessi, non metto in dubbio che la storia scritta dai vincitori piemontesi vada perlomeno riscritta, infatti nel post non ho fatto alcun cenno a Pisacane ed alla sua vicenda.
          In merito alla “cultura napoletana” di oggi credo che i cantanti neo-melodici abbiano un seguito,purtroppo, molto maggiore rispetto ai 99 posse. Questa è la verità dei quartieri, che ho vissuto da vicino, le ragazzine di 14 anni s’innamorano del camorrista e lo idolatrano, i ragazzi non vedono l’ora di comprarsi i g-star con ogni mezzo.
          Lo splendore intellettuale di G.B. Vico è sepolto da tempo oramai,conosco un solo studioso-musicista che ancora vive a Napoli ed è De Simone.Inutile crogiolarsi nel passato, lo dico da amante della storia.
          In merito a Gratteri sinceramente è come sparare sulla croce rossa.
          Dovresti chiedergli, se ti capita, come mai allora lui fa uso e ritiene legittime leggi speciali,tipo Pica, che derogano dai diritti costituzionali e gli danno un potere immenso su qualsiasi cittadino. Anche la comunità europea ci condanna per questi sfregi dei diritti umani e più volte ha condannato l’uso abnorme che si fa della custodia cautelare.
          Attenzione quindi a questi personaggi che si dolgono dei morti di 150 anni fa e continuano però ad esercitare poteri incostituzionali.
          Mi si dirà che lo fanno per cause di forza maggiore, per un bene supremo. A questo punto però bisogna riconoscere che anche l’ Unità d’ Italia era, all’epoca, un bene supremo a cui sacrificare i diritti di tutti. Sinceramente questi magistrati che pontificano su tutto invece di pensare all’ enorme mole di lavoro arretrato che hanno mi lasciano un senso di svuotamento…le vicende dei vari Di Pietro, De Magistris, Ingroia che corre in una competizione elettorale senza dimettersi dalla magistratura, mi fanno veramente pena.
          Povero quello Stato che ha bisogno dei giudici per moralizzarsi.
          Saluti.

          • Anna Maria Cantarella ha detto:

            Giovanni “sparare” su Napoli e sui napoletani, è lo sport nazionale, da anni ormai. Le vere responsabilità del degrado, civile e morale, che si percepisce in questa città, sono da cercare, non solo nel “carattere” dei napoletani, ma anche altrove e soprattutto nel passato.
            http://www.youtube.com/watch?v=o_duU0tmF2A
            Io non credo si possa negare che il neomelodico abbia “conquistato” il cuore di molti, anche non napoletani. Ma non me la sento di dire che la “musica” di un neomelodico “vinca” su quella di James Senese, di Enzo Avitabile o dei fratelli Bennato, senza dimenticare un Eddy Napoli qualunque. Ho un amore viscerale per una delle più belle città del mondo. Ho cercato di “studiare” le dinamiche, anche sociologiche, che la governano, e sinceramente non sono riuscita ancora a dare un giudizio così netto, come fai tu, su una realtà così variegata e complessa. ☺
            La Storia di Napoli, anche solo quella della Liberazione, ci dovrebbe far riflettere molto, e costantemente ricordare che la quindicenne dei quartieri che “ama” il camorrista è forse figlia o nipote, di quelle donne che hanno “dovuto vendersi” per sfamare i figli… Una interessante lettura su questo argomento potrebbe essere Controstoria della Liberazione, del giornalista del Mattino, Gigi Di Fiore. Aggiungo anche il Sangue del sud, di Giordano Bruno Guerri. (per par condicio) 🙂
            Condivido il tuo pensiero sulla povertà dello Stato che ha bisogno dei giudici per moralizzarsi, ma dissento dal tuo giudizio su Gratteri (questo però è un altro argomento).
            Sulle mancate dimissioni dalla magistratura, prima della discesa in politica dei vari soggetti che hai nominato, bhè mi trovi d’accordo, l’elenco però va allungato.
            Il dato non è aggiornato a oggi ma fino a dicembre 2012 la situazione era questa:
            18 parlamentari ex magistrati: 10 al Senato e 8alla Camera.
            A Palazzo Madama:
            Quattro i magistrati in quota Popolo della libertà:
            Giacomo Caliendo (ex sottosegretario finito nell’indagine sulla P4), Roberto Centaro, Pasquale Giuliano e Francesco Nitto Palma.
            Sei quelli del Partito democratico:
            Gianrico Carofiglio, Felice Casson, Gerardo D’Ambrosio, Silvia Della Monica, Anna Finocchiaro, Alberto Maritati.

            A Montecitorio.
            Tre ex magistrati hanno scelto il Pdl:
            Franco Frattini, Alfredo Mantovano e Alfonso Papa (che venne arrestato nell’inchiesta sulla P4). Altri tre il Pd:
            Donatella Ferranti, Lanfranco Tenaglia e Doris Lo Moro.
            
Tra i sindaci in carica, vengono dalle file della magistratura due primi cittadini di grandi città: Luigi de Magistris eletto a Napoli e Michele Emiliano che guida il comune di Bari.

            Alla prossima.

    5. giovanni lasalandra ha detto:

      SIGNORI perché non organizziamo seriamente una serie di incontri per spiegare a tutti la vera storia? Conosco un gruppo di “borbonici convinti” che non aspettano altro e sono abbastanza arrabbiati.