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Storia di un colpo di fulmine: Le formelle fittili del santuario di Anglona

santuario anglona tursiRiceviamo e pubblichiamo un contributo di Maria Teresa Prinzo.

Sono su un colle che domina le vallate del Sinni e dell’Agri, l’aria è sorprendentemente leggera, un vento teso spazza il cielo senza lasciare tregua alle nuvole rade che cercano di avvicinarsi dal mare. Il silenzio è perfetto, da quassù non si sente neppure il brusio della statale che corre parallela al fiume. Solo il vento di tanto in tanto sibila.

Il colle è l’altura di Anglona, antico sito sempre abitato nei secoli, ove si sono succeduti insediamenti umani a partire dal 3000 a.C. Enotri, Greci, Romani, Bizantini, Normanni ecc. Qui si respira la storia, su questo colle si sono combattute grandi battaglie, costruite diverse città e insediata la cattedra Vescovile fin dai primordi della Cristianità.

formelle mura satuario anglonaAnglona si trova nel territorio del comune di Tursi in provincia di Matera, per raggiungerla si passa attraverso il suggestivo paesaggio dei calanchi, bianche distese di argilla modellata dalle piogge e dal vento che sottolineano il contrasto con il verde delle colture degli alberi da frutta e del grano.

Quando, dopo una stretta curva, si raggiunge la sommità ci si presenta un paesaggio che io assimilo a un grande respiro! Ti viene voglia di rigirare su te stessa come si faceva da bambine facendo la ruota con la gonna e tenendo gli occhi ben aperti per far scorrere il paesaggio come in un film!

E così sfilano nuvole, ulivi, archi diroccati e il santuario, sobrio con il suo campanile.

Solitaria e solenne si erge la chiesa di Santa Maria Di Anglona, la costruzione come la vediamo oggi risale tra il sec.XI e il sec.XII, la costruzione in tufo e travertino si presenta con un ingresso costituito da un nartece quadrangolare con volta a crociera e quattro colonne agli angoli, il portale a tutto sesto è arricchito da intagli e rilievi figuranti teste umane e di animali disposte radialmente che creano un gradevole cromatismo decorativo.

formella argilla santuario anglonaLa costruzione ti invita a girarle attorno e qui scopriamo un susseguirsi di formelle fittili murate senza alcun criterio, decorate a rilievo con figure di animali, ornati vegetali stilizzati e completate da grafemi cufici. Queste formelle sono da sempre un mistero in parte svelato dagli studi storico-artistici che legano l’architettura romanico-bizantina di quest’area del mediterraneo ad accenti islamici di una cultura araba presente sul territorio. Nei materiali e nelle tecniche degli artigiani locali si realizzarono pannelli con figure fito-zoomorfe e grafemi elaborati in terracotta che si rifanno a un lessico proprio della produzione tessile d’Oriente che ad Anglona sono stati utilizzati al posto dei pannelli lapidei.

formella muro rabatana tursiQuello che di misterioso rimane è la loro collocazione disordinata quasi a suggerire un reimpiego di materiali architettonici (cosa assai diffusa in tempo antico) ma, ciononostante, con un sicuro gusto decorativo-cromatico, infatti le formelle non sono tutte prodotte con la medesima argilla, ve ne sono alcune di un colore decisamente rosso e altre di un delicato color crema, altre con gradazioni intermedie. Ciò che costituisce l’impianto decorativo delle formelle è a volte misterioso ma sicuramente assimilabile ad un gusto orientale-arabo. Per quanto riguarda la presenza di aree di produzione artigianale locale non si è in grado di stabilirne la certezza, ma di sicuro la presenza nel territorio circostante di numerose cave d’argilla e di maestranze in loco è ipotizzabile. Pensando ad una stretta relazione dell’industriosità dei lucani con i ceramisti saraceni possiamo immaginare che le formelle possano essere state prodotte nei dintorni.

formella argilla tursiLa presenza araba a Tursi è da sempre legata al quartiere alto della Rabatana, nome di derivazione araba dal vocabolo Ribat che significa: fortino-luogo di ritiro spirituale. Il medico-umanista Antonio Nigro nei suoi scritti del 1851 attestava: “la Rabatana, porzione di Tursi oggi esistente, fu così detta perché dagli Arabi o Saraceni abitata, ma non già fondata”, questo quartiere, posto alla sommità del paese e a questo collegato dalla lunga gradinata detta “a Petrizza”, sembra un paese distinto dal corpo urbano sottostante e probabilmente lo era in quanto le fonti lo indicano come il primario insediamento di Tursi e tra il IX e il X secolo si fa risalire la costruzione della Torre-ribat che serviva da testa di ponte dove trovavano ricovero i gruppi armati di saraceni impegnati in scorrerie. Nel corso del tempo si è giunti alla erronea conclusione di considerare tutto il quartiere fondato dagli arabi.

formella tursi argillaLa Rabatana è sicuramente la parte più affascinante di Tursi, sia perché vi si arriva attraversando le ripide stradine del centro storico, oppure dalle suggestive curve della pineta o dal ponte della Rabatana e in tutti i modi ci si arrivi sembra di arrivare in un altro “posto”. Il borgo è arroccato e silenzioso, le strade si rivelano labirintiche e strettissime, molte case sono da molti anni abbandonate e danno un senso di set cinematografico. Spaziando con lo sguardo anche da qui si possono scorgere le coste dello Ionio, i fiumi Agri e Sinni e di fronte, alla stessa altezza il colle di Anglona.

Da alcuni anni sono iniziate le ristrutturazioni da parte di privati che si sono innamorati del borgo e che vogliono farlo rivivere e proprio in queste occasioni si è potuto rilevare che su alcune porte si ritrovano murate alcune delle suddette formelle di forma quadrata usate probabilmente con una impronta scaramantica.

La prima volta che ho visto le formelle ne sono rimasta letteralmente ammaliata, dalla leggerezza delle decorazioni, dal mistero di quegli strani animali, dagli uomini-pesce o dai guerrieri che cavalcano draghi e ho subito sentito il desiderio di studiarle e riprodurle. Dopo averle osservate nei minimi particolari, supportata dalla mia esperienza di restauratrice, ho cercato di studiarne la tecnica, lo spessore, le misure. stampi gesso formelle argillaDopo averle fotografate e misurate mi sono imbattuta del tutto casualmente (o forse no…?) nel libro di Emilia Zinzi: Minoranze etniche in Calabria e Basilicata nel quale ho trovato anche alcuni rilievi grafici delle decorazioni.

Cosa potevo volere di più? Mi sono subito tuffata sull’argilla e ho proposto anche ai miei allievi del corso di restauro di farne un’esercitazione tecnologica. E’ stata una bellissima esperienza perché provare a rielaborare un oggetto ne facilita lo studio. Abbiamo provato a riproporle un po’ più sottili e, con l’aiuto di un collega esperto in formatura, abbiamo realizzato gli stampi in gesso così come ipotizziamo, si siano mossi i ceramisti di allora.

formella argilla incendio rabatana tursiSuccessivamente mi è stato affidato un frammento proveniente dalle macerie di una casa nel quartiere della Rabatana pronte per essere gettate, fortunatamente un occhio attento lo ha salvato. Sicuramente in origine si trovava murato su una porta, si presentava ricoperto di uno strato di pittura murale. Ho provveduto alla rimozione meccanica della pittura con spazzolino e bisturi e questo ha rivelato un colore scuro tendente al nero, sicuramente si tratta di nerofumo per via di un incendio.

C’è ancora molto da scoprire sulla storia di queste formelle e il loro fascino mi stimolerà ancora a studiarle!

Fonte foto: Maria Teresa Prinzo

    3 Responses to “Storia di un colpo di fulmine: Le formelle fittili del santuario di Anglona”

    1. Giovanni De Marco ha detto:

      Complimenti a Maria Teresa, si sente che ama ciò che fa.
      Dovremmo essere grati alle persone come lei che credono nel recupero della nostra Rabatana. Insieme all’infaticabile Oreste, e senza sostegno alcuno da parte delle istituzioni, hanno trasformato dei ruderi in luoghi di bellezza e cultura aperti a tutti.
      Avremmo bisogno di più persone così…

      • Antonio Di Matteo ha detto:

        che debbano essere persone vissute altrove ad insegnarci l’amore per la nostra terra riassume quanto indietro è rimasta la mentalità tursitana. dobbiamo iniziare un percorso di educazione civica, storica e culturale.

    2. Pasquale Cassavia ha detto:

      Ottimo lavoro Maria Teresa Prinzo, credo possa essere la base per ricostruire, come in un puzzle, la storia millenaria della Nostra Basilica.