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Fatti storici ed incrostazioni ideologiche: il “Caso Bisanzio”

bizantini basilicata tursiLa storia, come tutte le altre scienze del resto, è influenzata dalle vicende politico-sociali del tempo nel quale gli studiosi sono immersi. A seconda  del “sentire” contemporaneo vengono messi in luce determinati aspetti ritenuti caratterizzanti l’ oggetto di studio.

Queste inevitabili dinamiche politico-accademiche hanno determinato un sostanziale disinteresse, venato di pregiudizi, verso la cosiddetta cultura bizantina. Su questa sorta di oblio ha inciso fortemente lo Scisma tra cattolici ed ortodossi (1054), risultato di un processo di allontanamento tra le due concezioni religiose in atto già da secoli. Con l’avvento dei Normanni, la Curia romana si volgerà definitivamente verso il cuore del continente europeo, contrapponendo alla cultura greco-bizantina quella franco-latina. L’assedio ed il saccheggio di Costantinopoli (1204) da parte dei “valorosissimi” cavalieri della quarta Crociata sancirà la “definitiva” vittoria dell’Occidente. Lo scontro si era evoluto superando la vecchia dicotomia che contrapponeva il romano al barbaro, con quest’ultimo elevato a difensore, a braccio armato, della Chiesa di Roma. L’Oriente e la sua variegata cultura erano divenuti altro, il diverso, il nemico. Nasce ora l’interpretazione ideologica della storia che identifica l’Europa, la sua civiltà e la sua cultura con quelle dei popoli franco-germanici. Germi di arianismo e nazionalismo si affacciano alla storia, Oriente ed Occidente europei vanno progressivamente estraniandosi (Chabod F., Storia dell’ idea d’Europa).                                           

Fortunatamente, dalla seconda metà del XX secolo, un rinnovato interesse inizia a scrostare le sovrastrutture ideologiche dall’interpretazione dei fatti storici. Vengono messi in evidenza gli aspetti della civiltà bizantina che più erano serviti a denigrarla nelle epoche precedenti. Multi-culturalismo, multi-linguismo, eclettismo artistico e persino modelli economici (si parla infatti di commonwealth bizantino) vengono approfonditi e rivalutati. Non è un caso che simili aspetti vengano messi in risalto proprio ora, in un’epoca che ha bisogno di modelli interpretativi per affrontare le sfide che vengono poste da una incalzante globalizzazione economica, sociale e culturale: Bisanzio “occhio dell’universo” ha molto ancora da mostrarci, sta a noi saperne comprendere l’enorme eredità culturale che vide fondersi cristianesimo, tradizione politica romana ed ellenismo.

Tornando ai nostri territori giova ricordare che Basilicata è un nome di origine bizantina: deriva da basilikòs, il funzionario fiscale preposto, tra X e XI secolo, ad un proprio distretto, il basilikàton appunto. La sovranità del basiléus, l’Imperatore Romano d’Oriente, si ebbe in due riprese nel VI secolo e dalla fine del IX alla metà dell’XI secolo.

La nostra regione divenne un vero crogiolo di genti, esperienze, contatti e scontri tra popoli di tutto il Mediterraneo e del Nord Europa. Tra l’880 ed il 1050 circa, il suo ruolo di cerniera tra longobardi, bizantini ed arabi creò sicuramente dei conflitti ma favorì anche i commerci e gli scambi culturali che, indiscutibilmente, assicurarono ai suoi abitanti un livello di crescita che non si godeva da un millennio circa, dai tempi della Magna Grecia.

Tursi ebbe un ruolo importante in quel periodo, con l’attribuzione della sede vescovile e la quasi certa elezione a capitale del Thema di Lucania (968/69) a sottolinearne la strategicità per gli imperatori di Bisanzio. Un’influenza che si è protratta nei secoli ed è ancora oggi riconoscibilissima. Il mio intento, con una serie di articoli, sarà quello di non dare per scontate queste nozioni, cercando di capire quanto effettivamente sono radicati, non solo in campo storico, i retaggi di una cultura tra le più affascinanti dell’antichità. La “fondazione” di Tursi (nel senso di comunità politico-statuale e non assoluto) ad opera dei bizantini è molto più che una probabilità e merita senz’altro maggiori approfondimenti. La mia speranza sarebbe quella di favorire il dibattito e la ricerca (da parte di agenti scientifici e non) sull’effettivo peso che i Romani d’Oriente ebbero sulla nascita e lo sviluppo della koinè tursitana.

Nel prossimo articolo, visto anche l’incalzare del dibattito, essenzialmente tursitano, sulla destinazione del convento di San Francesco, proverò a trattare il tema del ruolo che questo Santo (oggi attualissimo) ebbe nella costruzione identitaria e politica dell’Europa, mettendone in risalto il profondo ma sotterraneo legame con la spiritualità del monachesimo bizantino. Dinamiche culturali cruciali che anche a Tursi si sono certamente espresse e che reclamano, oggi più che mai, la nostra attenzione, proiettati come siamo nella costruzione di una nuova, più articolata e credibile cultura europea.

Fonte foto: www.gingen.org

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