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Scelte coraggiose contro la disoccupazione – Parte 1

disoccupazione giovanileMolti giovani denunciano la mancanza di un posto di lavoro, alcuni lavoratori dichiarano che il settore nel quale sono occupati non rispecchia a pieno le loro aspettative, altri ancora credono che la loro intera carriera scolastica sia stata del tutto inutile al fine di cercare l’occupazione desiderata. La questione “disoccupazione” non può assolutamente essere ristretta ad una visione tursitana, perché la problematica è nazionale ed europea. Nei giorni scorsi, durante una lezione universitaria, con la Professoressa di Economia Politica abbiamo approfondito il tema della disoccupazione giovanile. Molti sono stati gli spunti e semplici, quanto irrealizzabili in Italia, sono apparse le soluzione indicate dagli esperti del settore.

Facciamo qualche considerazione sui dati. La disoccupazione giovanile in Italia negli ultimi anni, non discrimina, infatti non bada al titolo di studio. Anzi, il tasso di disoccupazione tra i giovani laureati è molto più altalenante rispetto a quello dei giovani con un titolo di studio di grado inferiore. Inoltre, i giovani laureati, a differenza dei loro colleghi europei, hanno tassi di disoccupazione del tutto simili ai giovani meno istruiti.

Il mercato del lavoro, a causa dei contratti di lavoro a tempo determinato, che hanno permesso l’assunzione soprattutto di giovani, è divenuto molto sensibile all’andamento del ciclo economico. Ciò vuol dire che facilmente si trova un contratto di lavoro a tempo determinato quando l’economia va bene e con la stessa facilità lo si perde quando arriva la crisi economica. Quindi, lo sfruttamento della precarietà da parte delle imprese e delle pubbliche amministrazioni è ancora oggi garantito dalla legislazione italiana, ma è del tutto ingiusto e soprattutto lontano dai principi normativi che vigono nei paesi del nord Europa. Con la legislazione sul precariato abbiamo avuto dimostrazione che i legislatori italiani sono capaci soltanto di prendere il peggio dagli ordinamenti esteri e di replicarlo sui cittadini.

A tutto questo si aggiunge il fatto che molti giovani, con le porte del mercato del lavoro chiuse, si affollano nelle università nella speranza di proseguire gli studi e migliorare la propria preparazione, in attesa che l’economia riparta. In Italia però, i governi hanno sempre tagliato i budget per l’istruzione a causa della crisi finanziaria dello Stato. Se il Governo investisse sull’istruzione, consentirebbe ai giovani di raggiungere una preparazione migliore e soprattutto permetterebbe ai futuri lavoratori di produrre, con la loro attività, più ricchezza di quanta lo stesso Stato ha investito su di loro, garantendo un aumento della ricchezza nazionale non solo in termini monetari o fiscali, ma anche culturali.

Fonte foto: www.radiondadurto.org

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