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La rinascita della storia dell’arte? – Parte 1 di 2

formella anglona tursiPiù che una realtà, per ora è solo un auspicio, per augurarsi una crescita elevata di attenzione  alla Storia dell’Arte nelle scuole e nella società. L’Italia, con la sua storia plurimillenaria e con la sua posizione geografica centrale nel Mediterraneo, (per i Romani: Mare Nostrum) è stata da sempre crocevia di culture di popoli in movimento. Le testimonianze artistiche  presenti sul nostro territorio, mettono in luce,  come nel corso dei secoli, la presenza  di tanti popoli, dominatori e non, hanno lasciato contaminazioni artistiche e culturali di ogni genere su tutta la penisola italiana (lo Stato Italiano esiste solo dal 1860 e con Roma capitale dal 1870).

A voler citare dei numeri, qualcuno afferma che il nostro Paese ha circa il 60% dei beni artistici presenti sul globo terrestre, forse sarà un’esagerazione, ma sicuramente, rispetto a tutte le nazioni europee, è quella  che ne possiede di più.  A testimoniare quanto detto innanzi citiamo alcuni numeri, questa volta veri perché riscontrabili, dei beni artistici presenti nella nostra bella Italia: ad oggi, 49 siti beni UNESCO (ben 9 in Lombardia: Il Monte San Giorgio – Il Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie – Crespi d’Adda, l’insediamento industriale – Arte Rupestre della Val Camonica – Le Ferrovie Retiche del Bernina –  Sacri Monti di Varese e Ossuccio – Mantova e Sabbioneta – Italia Langobardorum – Siti Palafittocoli Preistorici dell’Arco Alpino).

Nel 2006,  la Convenzione di Lisbona dichiarava: “L’educazione all’Arte ed alla tutela dei beni artistici delle nazioni si realizza *obbligatoriamente* nelle scuole pubbliche  con la partecipazione  di insegnanti prepararti ed aggiornati”. Due anni dopo la Convenzione di Lisbona, la Francia (sempre aspirante prima della classe in Europa) nel 2008, rende obbligatoria nelle scuole pubbliche la disciplina della Storia dell’Arte.

Mentre le altre nazioni, nel contempo, ampliano le ore di studio sull’Arte, l’Italia va controcorrente e con grande demerito, nel 2008 il Ministro della P.I. Maria Stella Gelmini con la legge n° 133 e 169/2008, ridimensiona ed in parte abolisce le ore di studio di Storia dell’Arte.

Precisiamo che in merito a questa legge dall’a.s. 2009/10, oltre all’abolizione degli Istituti d’Arte, la Riforma Gelmini, ha imposto la riduzione delle Discipline Artistiche nei nuovi Licei Artistici, la cancellazione di Storia dell’Arte dai Bienni dei Licei Scienze Umane e Linguistiche (ex Istituti Magistrali) cancellazione di Disegno e Storia dell’Arte, dal nuovo Liceo Sportivo, eliminazione del Disegno nei Trienni di questi ultimi ambiti formativi. (Per la legge citata e le sue conseguenze, la fonte è stata: Paolo Campana, autore di “Bloggokin.it” che ha a lungo protestato per questa legge così dannosa, ipotizzando la perdita di memoria delle opere artistiche più famose da parte delle future generazioni).

Ci ha fatto ben sperare, ecco perché parliamo di Rinascita dell’Arte, la seduta al Senato, del 12 aprile 2012, per la reintroduzione della Storia dell’Arte, con le mozioni 479 e 611, con le quali si è ottenuto il consenso di tutti i partiti, fatto inconsueto e che non si verificava  da molto tempo nelle istituzioni italiane. (Fonte: Il Giornale dell’Arte n° 321, giugno 2012, articolo di Tina Lepri).

Mentre tutto lasciava intravedere che si era  sulla strada giusta per risolvere il problema della Storia dell’Arte, un altro evento negativo ne bloccava il percorso positivo: la bocciatura all’emendamento all’art. 5 del Disegno di Legge, presentato dall’Onorevole Celeste Costantino lo scorso settembre 2013, la quale chiedeva di riportare l’insegnamento della Storia dell’Arte alla situazione prima della legge Gelmini, con buona pace  di tantissimi docenti che sono rimasti disoccupati in seguito alla legge del 2008. Per dovere di cronaca, la Commissione Bilancio non l’ha potuto approvare, non per ragioni politiche, ma per problemi finanziari.

Fonte foto: www.ecodibasilicata.it

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