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Scatole cinesi nella Rabatana

scatole cinesi tursiIl consiglio di amministrazione della fondazione di cui abbiamo parlato ieri sarà costituito da Veneziano, Morisco e il segretario comunale di Tursi. Il presidente della fondazione sarà invece un amico del sindaco, Umberto Piezzo, di Napoli, diplomato al liceo artistico.

Alla società Rabat Group Scarl partecipano le seguenti imprese:

  • Marciano arte sas, di Portici, provincia di Napoli;
  • Luma Eventi srl, di Casalnuovo di Napoli;
  • Sixtemasrl, di Napoli;
  • Eurocrea Merchant srl, di Napoli.

Tutti di Napoli. Eppure è stato fatto un avviso pubblico per aprire alle imprese di tutta Europa il progetto. Hanno partecipato solo queste poche società, tutte di Napoli. Che rapporti ci sono tra questi soggetti e l’amministrazione comunale? Il presidente della fondazione inizialmente doveva essere un noto professore dell’Università Orientale di Napoli, che invece ha rifiutato dopo aver letto le carte. Questo la dice lunga su quanto sia nitido e valido il progetto.

Per far partecipare imprese di Milano, Trieste o Venezia, o imprenditori di Tursi, Policoro, Matera, il progetto predisposto dall’amministrazione comunale doveva essere il più chiaro possibile per fugare ogni dubbio. Invece no. Il progetto è riassunto in qualche decina di pagine confusionate, senza schemi, senza visione, senza motivazioni. Pagine che a distanza di pochi mesi sono già state modificate.

Nell’istruttoria di Morisco c’è scritto palesemente che la Rabat Group scarl potrà beneficiare del “diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente il servizio”, a dimostrazione di quello che abbiamo sempre detto: chi gestirà il nostro patrimonio potrà fare il bello e il cattivo tempo, beneficiando di soldi pubblici per restaurare gli edifici e tassando i cittadini di Tursi con un ticket per la fruizione, sempre ammesso che la fruizione sia possibile ai tursitani. Con una concessione pluridecennale i tursitani perderanno qualsiasi diritto sul proprio patrimonio comunale.

Hanno costituito la fondazione che avrà la titolarità del patrimonio e hanno costituito una società cooperativa a responsabilità limitata che prenderà in gestione il patrimonio dalla fondazione. A che serve la fondazione? Non ha nessun compito. O meglio: la fondazione è solo una scatola cinese per trasferire i profitti dal Comune alla società cooperativa che potrà distribuirli ai privati soci, eludendo il fisco e i controlli.

Per adesso la giunta comunale ha stanziato 1.500 euro, a copertura delle prime inutili spese (notaio, tasse, indennità per il consiglio di amministrazione e il presidente della fondazione). 1.500 euro di fondi comunali e non di fondi derivanti dai finanziamenti che questa fondazione dovrebbe attrarre a Tursi. L’amministrazione comunale mette 1.500 euro mentre i 4 soci privati non hanno soldi neanche per versare 1.000 euro.

Ci sono troppe cose poco chiare. Il fatto stesso che sia una società privata a gestire i finanziamenti pubblici tramite la scatola cinese della fondazione, vuole dire che i cittadini non avranno nessuno controllo sul bilancio della società privata. Inoltre, nulla apparirà nel bilancio comunale, salvo le spese, e quindi non ci sarà alcun controllo diretto da parte della Corte dei conti. Praticamente un mostro giuridico divoratore di soldi comunali. I cittadini pagheranno un conto salato senza alcun beneficio.

Fonte foto: www.ilcittadinoonline.it

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