Crea sito

Colonizzati dai napoletani?

colonizzazione tursi napoliDurante il consiglio comunale del 10 novembre scorso, è stata approvata una modifica allo statuto della fondazione in house che l’amministrazione comunale vuole costituire. I privati, soci della cooperativa Rabat Group Scarl dovevano versare 40 mila euro di capitale, anche in denaro. Invece, per apparenti problemi finanziari, verseranno 40 mila euro di servizi. I 40 mila euro di servizi non sono capitale, sono costi, che questi privati sosterranno (forse) e che poi indicheranno successivamente alla realizzazione di qualche progetto. Costi che copriranno con i finanziamenti pubblici che hanno intenzione di intercettare. Quindi, grazie alla modifica apportata dal consiglio comunale, i privati rischieranno neanche un euro. Un affarone, per loro e per chi li ha portati a Tursi. I privati ci credono talmente tanto nel progetto che non ci vogliono rischiare neanche un euro. La dice lunga sulla fiducia che stesso loro hanno nel progetto.

La discussione consigliare del 10 novembre scorso prese una strana piega. Popia riteneva il progetto non inclusivo di tutte le realtà che nel settore già operano e che conoscono e vivono il territorio in cui opererà la fondazione. Popia denunciò la totale mancanza di riunioni di maggioranza o tra i consiglieri per discutere il progetto.

Rispose Caldararo, affermando che prima di costituire la fondazione, venne fatto un avviso pubblico. Chiunque poteva partecipare, anche i tursitani.

A Caldararo va detto che l’avviso è stato pubblico, ma tutto il resto era definito dall’amministrazione comunale. Tutti potevano partecipare, ma le regole le decidevano gli altri e potevano anche cambiarle (come sono cambiate) in corso d’opera. Un qualsiasi imprenditore tursitano, dopo aver capito che si trattava di una farsa, dopo aver capito le direttrici di origine e sviluppo del progetto, avrebbe mollato seduta stante la fondazione, come è accaduto.

Il progetto è stato calato dall’alto. Ideato a Napoli e digerito dall’amministrazione comunale. Se si tratta di qualcosa che va digerito, vuol dire che si tratta di qualcosa di pesante e non voglio neanche sapere poi che aspetto avrà dopo la digestione.

La cooperativa è gestita dai soci che votano per testa, quindi la gestione della cooperativa non è in mano al Comune di Tursi, ma ai privati napoletani. Il Comune di Tursi avrà un voto solo, contro i 4 voti dei soci privati. Cioè la società che gestirà il nostro patrimonio storico e culturale non sarà affatto sotto il controllo del Comune ma di perfetti estranei. O meglio estranei dei cittadini di Tursi, non certo del sindaco.

Nella discussione intervenne Sarubbi, chiedendo di ritirare il punto all’ordine del giorno perché era necessario un ulteriore approfondimento. Infatti, per Sarubbi, quando la società che gestisce il restauro di un imponente monumento nazionale, con progetti da milioni di euro, non ha le risorse per versare qualche migliaio di euro di capitale nella fondazione, vuol dire che c’è qualcosa che non va e bisogna verificare la stabilità finanziaria di queste imprese. Sarubbi dichiarò il suo voto contrario.

Immediato l’intervento del sindaco, che, come un bimbo capriccioso che nessuno fa comandare, dichiarò tra i denti che non sarebbero state più sopportate richieste indecenti da parte di consiglieri comunali e loro amici e parenti (a chi si riferiva?), che l’ordine del giorno non andava ritirato e che ci sarebbe stato modo per coinvolgere tecnici e professionisti di Tursi e dintorni nel progetto. Sentite queste parole, Sarubbi cambia immediatamente linea e dichiara il suo voto favorevole.

Il sindaco accusò i tursitani di non credere nello sviluppo del centro storico, lui che la farmacia l’ha messa a Panevino, l’asilo lo vuole mettere a Santi Quaranta, vuole dare tutto il patrimonio storico dei tursitani a dei napoletani e vuole espropriare tutta la Rabatana per farci un villaggio turistico nel quale i tursitani non potranno metterci piede.

Inoltre, il sindaco aggiunse di aver chiesto alla Guardia di Finanza di Ercolano in merito alle imprese che partecipano alla fondazione. Infine, affermò che un possibile fallimento delle stesse imprese non inficerà il progetto della fondazione.

Se partiamo con l’accontentare Sarubbi e i suoi parenti e amici professionisti, se si fanno i controlli tramite la Finanza e se le imprese sono in odor di fallimento, ma cosa c’è dietro questa fondazione? Ma siamo sicuri che si voglia fare il bene di Tursi o il bene di qualche ingordo? Perché creare una fondazione zoppa fin dall’inizio? Perché questa forzatura, voluta esplicitamente dall’amministrazione comunale? Perché questi giochetti statutari?

L’unico controllo forte sui soci era proprio il capitale sociale versato alla costituzione della fondazione e grazie a questo giochetto statutario queste imprese non verseranno neanche un centesimo, mentre avranno tutti gli strumenti per impossessarsi delle nostre ricchezze e speculare sulle stesse. Se l’amministrazione non ha fiducia delle imprese, se le imprese non credono nel progetto tanto da non conferire capitale, che diavolo la fate a fare la fondazione?

Se l’obiettivo della fondazione è espropriare l’intera Rabatana per farci un villaggio turistico chiuso ai tursitani e al turismo storico-culturale, qualcuno sa dirmi dov’è il bene di Tursi e dei tursitani?

Fonte foto: www.uccronline.it

    Comments are closed.