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Riflessioni politiche dopo le elezioni di maggio 2015

coerenza tursiA distanza di un paio di mesi dalle elezioni di giugno, in cui abbiamo visto anche la nostra città al voto, con l’elezione a sindaco di Salvatore Cosma, portatore e continuatore della vecchia amministrazione Labriola. Oggi, alla luce di questa confusione politica, molti studiosi del sociale si dilettano a fare un’analisi spietata sul fatto che i grandi partiti stiano retrocedendo, dando spazio al localismo, a mio modesto parere molto sfrenato. Volendo a tutti i costi interessare solamente dei problemi locali senza far nessun riferimento all’ideologia nazionale, facendo così tutto il contrario di tutto. Con la presunta voglia di contribuire alla soluzione dei molteplici problemi delle nostre città, si giustifica ogni atteggiamento di cambio e di alleanze politiche e di civismo esasperato.

Partiti, abbiamo assistito, che nella stessa consultazione elettorale  e nello stesso comune, presentano i propri uomini in liste diverse. Ci siamo divertiti a sentirli sui palchi, attaccandosi ferocemente, senza alcun limite e nessuna vergogna.

MI CHIEDO, se questo è il superamento delle ideologie, devo gridare ancora più forte: viva le ideologie?

Ci hanno, almeno, paventato di non farci assistere allo sciattismo puro, alla confusione, alla voglia di farsi gli interessi personali dietro il paravento delle vertenze locali. Così facendo permetterebbe il superamento di ogni collegamento ideologico o affinità di intenti ad un livello più alto rispetto a quello locale.

Nella recente tornata elettorale abbiamo avuto la dimostrazione effimera di quanto stiamo esponendo.

Leggendo, giorni addietro, sul Corriere della Sera un articolo del sociologo Giuseppe De Rita, il quale precisava ed evidenziava che il localismo politico era diventato la palude di tutti i problemi e di tutte le pulsioni prettamente locali e territoriali, tradotte in termini dialettali di poco conto e di bassa politica, facendo così sparire anche un linguaggio politichese.

Il prof. De Rita parla anche di “cacicchi”, ossia formazioni di cordate di gestione puramente clientelare, si governa per pacchetti di voti, e alla fine non si esagera nel dire che il localismo ha messo da parte la politica, discussione della cosa pubblica, sia quella operante a livello comunale e sia a livello nazionale.

Così abbiamo visto che oggi in tante regioni della bella Italia i partiti non esistono più, per la non presenza di deputati in piazza.

Analizzando i dati della nostra Basilicata non ci sarebbe molto da commentare, rispecchia fedelmente la lettura del sociologo De Rita.

Matera, centro sinistra ufficiale da una parte, e poi esponenti di primo piano del PD, in tutte le altre liste delle maggiori coalizioni, non loro direttamente, ma con proprie persone fidate, facendo scomparire i tradizionali simboli dei partiti nazionali.

Abbiamo assistito ad una confusione politica in tutta la Basilicata.

Oltre a Matera, anche a Tursi, il partito di governo, PD, diviso in tre. Abbiamo assistito anche ad un esponente storico della destra locale candidato nella lista di centro sinistra. Mi viene da pensare alla parabola del figliol prodigo, papà democristiano, lui esponente dal ‘70 in estrema destra e infine il ritorno alla casa del padre, seguendo il personaggio di turno, i fratelli PITTELLAS, dominatori del momento.

La giustificazione da dare al proprio elettorato e ai propri amici è sempre la stessa: essendo una elezione locale dobbiamo prendere il massimo dei voti per il famoso “BENE” non personale ma della comunità.

Il ritornello è sempre lo stesso. Scontato al massimo, ma sempre valido. E che, visto i risultati che dà, fa sempre cadere nel tranello molti elettori attenti.

All’indomani del risultato elettorale si scoprono i motivi nascosti, veri, di quelli che non si devono mai raccontare in pubblico: ossia quelli delle vendette  o dei dispetti o fatti personali o addirittura semplicemente per vanagloria per emergere di più.

Avviandomi alla conclusione di questa mia modesta riflessione mi accingo a considerare che la politica, oggi, non gode un momento glorioso, intesa come massimo servizio pubblico, motivato da una profonda coerenza. Non ci può essere la giustificazione a tutto. Ci sono limiti invalicabili e insormontabili.

I nostri maestri di politica, sia di aerea di destra che di sinistra, da Almirante a Berlinguer passando per De Mita, ci hanno inculcato l’idea di restare fermi nelle decisioni politiche e prima di professarle, bisognava meditarle e metabolizzarle.

Non bisognava oltrepassare dei paletti, meta ultima di ogni desiderio politico, per evitare appunto che, per mettere a tacere la propria coscienza, che è l’elemento dell’uomo superiore alla propria mente e al proprio cuore, si potesse giustificare tutto.

Oggi, comunemente chiamati “CAMBIACASACCA”, ossia passare da una parte all’altra, tradendo così tutti gli ideali politici e soprattutto tradendo amici ed elettori, ma ancor di più, se stessi!

Gino Digno

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