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Agricoltura: quante false verità

arancia spremuta tursiDa giorni, puntualmente, sui mass media si sente parlare di agricoltura, sia in senso positivo, per l’andamento dell’esportazione, sia in senso negativo. Ho sentito parlare di “schiavitù nei campi”. Che termine orribile! Oggi nel 2015 in un paese come l’Italia, paese di grandi valori umani e sociali, è un termine che non si addice e chi ne fa uso vuole estremizzarlo per ritorni personali. Mi chiedo: tutto ciò che viene detto dagli organi di diffusione coincide con la realtà? Mi chiedo: abbiamo assistito ad esibizione di concetti atti a demonizzare un settore nobile come quello dell’agricoltura?

Ricordo, a chi ci legge, che l’agricoltura, settore primario per l’economia, la coltivazione della terra, è tra i lavori più antichi al mondo. È un settore di grandi valori umani, sociali e familiari, dove ci sono grandi interessi, anche economici, non produce beni di lusso, ma beni indispensabili all’alimentazione.

Col passare degli anni, l’agricoltura ha assunto sempre più valore, soprattutto per chi ci lavora, perché crede in quello che fa, e poi, se una annata va male si rischia sempre, o quasi, il fallimento dell’impresa. Chi lavora i campi, è gente formata, a volta anche laureata che viene rispettata e retribuita secondo le proprie qualifiche assunte.

Oggi, la denuncia del sistema di lavoro nero di solito parte da un sindacalista, che se pur con eccessivo esibizionismo, possiamo anche comprenderlo, ma non giustificarlo.

Si approfitta di una disgrazia per montare un film dell’orrore. Tutte le trasmissioni televisive sono costruite ad hoc. Fa diventare la notizia un vero sciacallaggio.

Quotidianamente si vedono in tv, personaggi politici, giornalisti, professori locali e nazionali, si esibiscono nell’arte del parlare come se fossero esperti del problema, senza usare il buon senso e senza riflettere bene prima di demonizzare sparano a zero, su tutto.

A volte mi chiedo, queste persone sbagliano trasmissioni, perché i voti e i consensi si ottengono procurando posti di lavoro.

Oggi, l’agricoltura muove un indotto che va dall’industria meccanica a quello chimica, dai trasporti alla finanza, dalle assicurazioni agli imballaggi e altri ancora, in cerchi concentrici.

Per mandare avanti un lavoro imprenditoriale agricolo, il coltivatore deve avere conoscenza sulla agronomia, sulla finanza e un pizzico di intuito per trovare il mercato di collocamento, per piazzare il prodotto e coprire tutte le spese sostenute.

Da tempo vado ripetendo che tutti noi dobbiamo avere rispetto verso un settore che il sottoscritto continua a definirlo “NOBILE”, nel senso più alto del termine.

Invece, chi ci rappresenta, alla luce di qualche episodio di lavoro nero in agricoltura, come se non ci siano esempi di tale piaga in altri settori, monta una vera e propria sceneggiata, costruendo e generando leggi pronte a colpire chi? L’agricoltura e chi lo rappresenta.

Tutti, oggi, dobbiamo alzarci presto per essere puntuali all’orario di lavoro. Svegliarsi prima dell’alba per andare nei campi significa, per qualcuno, essere schiavi? Cosa sono i lavoratori di altri settori che distano dalla propria abitazione più di 100km? E i lavoratori che raggiungono Melfi tutte le mattine? Mi chiedo il lavoratore pendolare, oggi, è sinonimo di lavoratore schiavo?

Nel nostro settore, siamo gli unici a farci carico del costo del trasporto dei lavoratori con pulmini presi a noleggio con regolare contratto e fatture, quando vengono da fuori regione.

La frutta, specie quella estiva, quando deve essere raccolta non aspetta il decreto del governo o le ordinanze dei comuni.

Voglio, ancora una volta smontare un concetto atavico e di cattivo gusto: si parla sempre di lavoro nero in agricoltura, ma se andiamo a consultare i dati inps si riscontra che è il settore con il maggior numero di assunzioni e con relativi pagamenti dei contributi per i lavoratori.

Oggi, si toglie l’attenzione dal vero problema che incide tantissimo in termini economici e di posti di lavoro: l’embargo russo. L’esportazione, anche di beni agricoli e alimentari, verso la Russia è diminuita di 2,2 miliardi di euro.

Tutto questo parlare di schiavitù nei campi, sta mettendo in secondo piano il vero problema dell’agricoltura ,oggi.

La crisi mondiale sta facendo scendere i consumi e di contro i costi delle materie prime aumentano nonostante il valore del petrolio è in continua scesa. Non sarebbe meglio costituire una cabina di regia tra i vari ministeri dello sviluppo e quello dell’agricoltura? Questo servirebbe a creare un sistema agroalimentare italiano, capace di tutelare e valorizzare tutti i nostri prodotti ortofrutticoli, in collaborazione con gli altri attori della filiera che ogni giorno s’impegnano a produrre nella massima sicurezza alimentare e fitosanitaria, per poi distribuire in tutti i mercati generali del mondo.

E poi se va male l’agricoltura, diciamocelo, tutti gli altri settori ne soffrono terribilmente. L’agricoltura è l’energia rinnovabile per antonomasia.

Gino Digno

    2 Responses to “Agricoltura: quante false verità”

    1. nicola ha detto:

      Ciao Gino,
      condivido in toto il tuo dire, purtroppo spesso chi parla di agricoltura non ha mai messo piede in un terreno agricolo e parla del settore per sentito dire senza conoscere i veri problemi dell’agricoltura.Coraggio Gino mi auguro che l’agricoltura ti possa gratificare con ottimi raccolti almeno per coprire le tante fatiche effettuate nei campi.

    2. ANTONIO DE MARCO ha detto:

      er quanto riguarda la domanda posto agli aspiranti Sindaci,in merito all’agricoltura, non ho sentito qualche idea di cambiamento se non tutte le
      cose ripetute più volte. Si è parlato dei valorizzazione di prodotti
      locali. OK. Gli agrumi di Tursi e Montalbano ( STACCI COMUNI DOLCI E
      MANDARINI) si trovano sulla terra in due punti. (NEL METAPONTINO E UN PUNTO DELLA CALIFORNIA) La testimonianza dei nostri agrumi viene gustata,
      conosciuta ed apprezzata in altre Regioni Italiane, grazie ai cittadini di
      Tursi che inviano pacchi ai loro parenti ed amici.Negativo invece è il commercio, grazie a loro, i cittadini non vedendo il risultato per vendere
      tale prodotto abbandonano i terreni e questo ben di Dio va ad
      esaurimento.Si sono fatte le cooperative, ed hanno pagato tale prodotto a
      euro 0,10 centesimi a KG. Circa l’80% dei cittadini di Tursi possiede dei
      pezzi di terreno in varie località del territorio di Tursi. Non c’è stato
      una volta che abbiano agevolati i cittadini. Hanno costretto i cittadini a pagare le dovute tasse, e ad abbandonare i terreni perchè gli interessati
      non hanno provveduto a riparare le strade. La scusa è sempre stata ( STRADE PRIVATE). Dove hanno voluto questo vincolo non è esistito.Visto la
      negatività, non si è più competitivi, perchè non espropriare questi piccoli appezzamenti di terreno , facendo modifiche di strade, irrigazione, e
      allargare agli agricoltori questi terreni facendoli diventare produttivi.