Crea sito

Il “Laudato si” di papa Bergoglio – Parte 1

papa francesco ambiente tursiDa tempo, tento di  leggere l’enciclica di “Laudato si” di Papa Francesco; finalmente dopo due mesi sono riuscito a metabolizzarla, tenendolo come libro da capezzale. Il “Laudato si” è la seconda enciclica del suo terzo anno di pontificato e il testo è stato reso pubblico il 18 giugno 2015. L’argomento trattato è il rispetto dell’ambiente, proprio per questo si chiama “Laudato si”, frase ripetuta sempre da san Francesco nel cantico delle creature, in cui loda il Signore per le meraviglie delle sue creature. Chiedo scusa al lettore per l’uso di termini teologici-filosofici, a volte un po’ tecnico e ostico da capire, spero di saperlo comunicare in questa mia riflessione. Vi assicuro, per la vastità di passaggi teologici, non sono riuscito a comprendere il tutto, in quanto dopo anni, di mia apatia religiosa, non ricordo bene tutta la terminologia teologica applicata nel testo.

Oggi, più leggo l’enciclica “Laudato si” di papa Francesco, più mi allarmo per la vastità del coro di consensi. I dissensi, che non sono mancati sono pregiudiziali o… interessati. Al gruppo dei pregiudiziali appartiene l’opinione di molti critici atei, per il quale il papa avrebbe dovuto “lasciare la scienza agli scienziati”. Nel gruppo degli interessati vanno annoverati gli ambienti polacchi secondo i quali il papa, denunciando l’inquinamento atmosferico, vorrebbe far chiudere le miniere di carbone di quel paese e, più in generale, mostra di occuparsi più delle sofferenze della terra che di quelle delle persone.

Il riconoscimento, invece, arriva da tutto il pianeta: in primo luogo gli scienziati, che vedono apprezzato il loro lavoro; quindi gli ambientalisti, che apprezzano concetti e linguaggio; poi, come a cascata, gli economisti, sociologi, umanisti e gente comune.

Ma è proprio l’analisi del consenso a rivelare l’esistenza, anche attorno al papa, di un fenomeno assai diffuso in politica: il frazionamento del messaggio e la sua appropriazione “pro quota”.

Mi colpisce personalmente il fatto che, in fase di pubblicazione dell’enciclica, un’ editrice cattolica affida il primo commento al fondatore del movimento slow food, meritoria istituzione che ha assunto il patrocinio della produzione agricola e dell’alimentazione genuina. Con il rischio di un assorbimento in quello specifico ambito di un pensiero ben più vasto e impegnativo.

Nei prossimi giorni verrà pubblicato il resto dell’articolo.

Gino Digno

Fonte foto: www.secolo-trentino.com

    Comments are closed.