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Delegiferare per essere uno Stato moderno

renzi tursiDopo Craxi, Berlusconi e, aggiungerei, anche con diverse sfumature e in diversi contesti, tutti gli altri capi di governo fino a Renzi, tutti hanno tentato di cambiare il Paese e tutti si sono imbattuti in un soggetto politico insuperabile come potere di interdizione cultural-mediatico. Tutti siamo a conoscenza che questo potere d’interdizione ha svolto un ruolo non indifferente su tutto il panorama politico italiano dalla seconda repubblica in avanti. Ormai è storicamente accertato e accettato da molti studiosi di politica. Il veto-player costituisce un partito-non partito sempre all’opera che a volte predilige, in modo subdolo, nascondersi dietro posizioni formalmente ineccepibili, controllo e bilanciamento reciproco, e a volte mantiene  l’equilibrio tra i vari poteri dello Stato.

È ovvio che questo equilibrio deve essere in generale assicurato. Però è meno ovvio che sia usato strumentalmente per bloccare ogni cambiamento e che si colga ogni occasione per frenare e rinviare ad un futuro più o meno prossimo.

Vedremo in seguito se RENZI farà le riforme, tanto sussurrate, con errori e ritardi, con impedimenti dalle opposizioni. Di sicuro se non mette mano a una delegificazione intelligente e a una sburocratizzazione degli apparati statali non ci sarà né ripresa e né ammodernamento. Colpirà, nei vari provvedimenti sempre la classe dei più deboli, come sta sempre accadendo.

Inasprire le pene per un reato, aumentare la prescrizione, introdurre nuovi reati nel codice. Non fa altro con questi provvedimenti che ingraziare gli elementi più forcaioli e giustizialisti del sistema, ma che non servirà a debellare la corruzione, alimentata dalle inefficienze dello Stato, alimentata dall’enorme quantità di norme che si modificano in continuazione, dalla mancanza di controlli seri e semplici, per lo più demandati, fra l’altro, alla tecnologia. Si pensa in modo riduttivo, per esempio, a mettere un autovelox, una telecamera e ci si salva la coscienza dalla discrezionalità di chi deve applicare le regole.

A cosa serve una maggiore severità formale se non si comincia con una svolta, premiando il merito e il senso di responsabilità, in modo che non sia necessario avere una raccomandazione o una conoscenza anche per parcheggiare?

È di questi giorni le notizie diramate dalle prefetture per gli “allerta meteo”. Quanto costa tutto ciò? Quanto costa mettere in allerta le popolazioni? Il tutto invece di non pensare a mettere  in sicurezza il territorio. Si capisce che tutto non si può fare, però se s’inizia con un pezzo alla volta piano piano si arriverà a mettere in sicurezza e… la popolazione vivrà meglio.

Per me è questione di volontà, che poi diventa politica, per specularci sopra, e se perdura ancora tale mentalità, cari amici non andremo da nessuna parte.

Spero, solo che sia la volta buona per cambiare, però strada facendo mi sto accorgendo che tutto si sta arenando, e cadendo, come al solito nel chiacchiericcio e nella lungaggine burocratica.

Oggi, quando un cittadino si accinge presso un ente statale, trova negli uffici  una disorganizzazione, confusione e soprattutto un bel menefreghismo.

Riuscirà il nostro primo ministro a portarci fuori dal tunnel della crisi con questa promessa ed acclamata legge di stabilità. Prossimamente faremo un’attenta valutazione.

Addio, mia bella Italia.

Gino Digno

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