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Desertificazione in Italia: il caso Basilicata – 1

OLYMPUS DIGITAL CAMERADalla conferenza del C.N.R., organizzata in occasione dell’Expo 2015 a Milano, risulta che, come dice Mauro Meloni del Meteo Giornale in data 26 agosto 2015, entro la fine di questo secolo, come si evidenzia da alcune simulazioni climatiche effettuate, il Bacino del Mediterraneo potrebbe subire aumenti delle temperature superiori a + 4° nelle peggiori delle ipotesi, con una rilevante diminuzione delle piogge soprattutto in estate. Da tutto ciò ne deriva che l’Italia, come molti Paesi affacciati sul Mediterraneo, è esposta  all’aridità dei terreni pari ad 1/5 del nostro territorio nazionale, di cui ben il 41% del suolo esposto a tale fenomeno riguarda il Sud della nostra nazione. Volendo entrare nello specifico ci sono aree che potrebbero sfiorare il 70% della desertificazione: Puglia 57%, Molise 58%, Basilicata 55% mentre altre regioni come Abruzzo, Campania, Sardegna, Marche ed Emilia Romagna, le aree a rischio desertificazione  sono comprese tra il 30% ed il 50%. 

Alla luce di queste previsioni è opportuno operare con tutti gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione  per limitare un cambiamento climatico che tende al rialzo delle temperature. Certo non possiamo dar credito totalmente a quanto detto innanzi dai climatologi, ma una cosa è certa, negli ultimi due secoli (a partire dalla Rivoluzione Industriale di fine ‘700), la temperatura globale terrestre è aumentata di + 2° (vedi dati recenti al Congresso Mondiale di Parigi), testimonianza di ciò è la diminuzione delle dimensioni dei ghiacciai e la accelerata liquefazione dei ghiacci ai Poli Terrestri. Effetto diretto di quanto appena detto è una climatologia imprevedibile e le stagioni non sempre regolari con eccessi di piogge e  neve disastrosi su tutta il pianeta.

In considerazione di tutto quanto è sotto gli occhi di tutti, siamo chiamati, a qualsiasi latitudine ci troviamo, a comportamenti ecocompatibili specialmente in agricoltura, quest’ultima chiamata a risolvere le problematiche alimentari di una popolazione mondiale sempre in aumento, con una gestione illuminata delle risorse idriche sul globo terrestre. Il caso Basilicata, una regione fortemente a rischio desertificazione, richiede un’ attenta e lungimirante politica nell’amministrare il sistema idrico lucano.

Volendo fare un riferimento storico millenario, i Persiani ebbero come motore della loro economia la Mesopotamia, attraversata da due fiumi importanti: il Tigre e l’Eufrate, riflettendo un po’, senza peccare di mania di grandezza, possiamo dire che noi Lucani siamo ancora più fortunati, perchè la Regione Basilicata è attraversata da ben quattro fiumi di grande portata d’acqua: Bradano, Basento, Sinni ed Agri e due fiumi di minor portata d’acqua ma che svolgono un ruolo rilevante a livello territoriale locale, Cavone e Sauro.

Possiamo, senza dubbio, dire che la riserva delle acque in Lucania è abbondante, se si pensa che ci sono ben quattro dighe, le quali costituiscono bacini d’acqua di grande portata: la Diga di San Giuliano nei pressi di Matera, sul fiume Bradano, le dighe del Pertusillo, vicino Moliterno (PZ) e quella di Gannano al confine tra Tursi e Montalbano Jonico sul fiume Agri, la Diga di Senise (PZ), una delle più grandi d’Europa, sul fiume Sinni. La presenza di ben quattro dighe in una regione con una popolazione  di circa 600.000 abitanti, vuol dire avere buone  riserve d’acqua.

Nicola Persiani

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