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Un NO a difesa del nostro futuro

sandro-pertiniVotare No al referendum che si terrà nelle prossime ore non è semplicemente un dovere civico, ma soprattutto il frutto di un’attenta analisi della riforma costituzionale. Se a questo si aggiunge l’intero quadro politico di questi ultimi anni, votare No diventa un atto di riforma ancora più imponente delle modifiche realizzare da un parlamento di nominati ed illegittimi. Difendere la Costituzione oggi vuol dire garantire un futuro sempre più democratico a quel popolo italiano troppo spesso vittima del fascino del tiranno. Per questo motivo, chiunque sia il tiranno, la Costituzione deve rimanere a garanzia perenne di regole imprescindibili di un contesto repubblicano e democratico che non deve mai essere messo in discussione. Ridurre il parlamento ad un’appendice del Governo è un atto di violenza alla nostra Storia, ai tanti italiani che hanno lottato e sono morti per rendere l’Italia un paese libero, democratico, equo. Votare No al referendum deve rappresentare l’atto di prosecuzione di una valorosa Resistenza ad ogni deriva, contro chiunque la realizzi. Dare la possibilità ad una sparuta minoranza di elettori di eleggere la maggioranza assoluta del Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, vuol dire legalizzare in futuro qualsiasi attacco al nostro vivere democratico. È in pericolo la democrazia, non ora, non domani, ma potrebbe esserlo. Il fatto stesso che ciò diventa possibile, rende questo una alternativa per il futuro. Un’alternativa che deve sparire con il No al referendum. Su tutto si può discutere, non sulla democrazia. Vogliono ridurre i costi della politica? Perché non ridurre con legge ordinaria le indennità parlamentari? Perché invece hanno ridotto il numero dei senatori? Riducendo il numero dei senatori si riduce anche la rappresentatività dei territori in parlamento. E allora perché non si dice chiaramente che la democrazia è un inutile costo? E vogliamo mettere la malignità con cui i sostenitori del Sì continuano a propinare slogan per sostenere una causa persa? Ogni riforma è buona purchè sia fatta? Noi siamo di un’altra idea. Noi siamo per le riforme fatte bene. I cetrioli li rispediamo al mittente.

Entrando nel merito della riforma costituzionale, ecco di seguito elencate brevemente le principali modifiche apportate:

1-con la nuova legge elettorale, una sparuta minoranza di elettori potrà scegliere per tutti gli italiani il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale.

2-il Governo potrà contingentare i lavori del Parlamento per vedere l’approvazione delle proprie leggi, lasciando al Parlamento, rappresentazione elettiva del popolo, pochi margini di iniziativa legislativa, quindi di fatto, subordinando il Parlamento al Governo.

3-una siffatta Camera dei deputati potrà deliberare da sola lo stato di guerra.

4-il Governo potrà imporre ai territori provvedimenti con il principio del supremo interesse nazionale, come deposito scorie nucleari, oleodotti, pozzi e piattaforme di petrolio, discariche speciali.

5-rendere il Senato il doposcuola di qualche consigliere regionale o sindaco, con tutti i privilegi del caso, compresa l’immunità parlamentare.

In questo inquietante quadro riformatore, davvero credete che il movente per andare a votare sia la riduzione del numero (non dei privilegi) di qualche decina di senatori (da noi stessi votati)? Non siate incoerenti.

È a rischio la democrazia, la rappresentatività, i contrappesi e la coerenza istituzionali.

Per raggiungere lo scopo della riduzione dei costi della politica, bastava dimezzare l’indennità dei parlamentari, senza ridurne il numero. Perché riducendone il numero si riduce anche il legame dei territori, soprattutto dei piccoli territori come il nostro, con il Parlamento. Quindi, se la motivazione fosse stata davvero la riduzione dei costi, non c’era bisogno di architettare una riforma che mina alle fondamenta la nostra architettura democratica.

Vi invito a votare NO, con fermezza e consapevolezza, con la citazione del Presidente Sandro Pertini: “Meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature.”

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