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Commercio equo/solidale e filiera corta – Parte 1

Prima di evidenziare i punti cardini del “sistema  commerciale  equo/ solidale” e della “filiera corta” è utile  sottolineare a grandi linee cosa significano  in concreto i due sistemi sopracitati. C’è da dire, che, in parte, questi argomenti li avevo già esposti in un precedente articolo a titolo “Tursi a tutto GAS” su questo stesso giornale in data 19 giugno 2015. Ma andiamo per ordine  e descriviamo in breve i due sistemi commerciali.

Il “commercio equo e solidale” o “commercio equo” (Fair Trade, in inglese) è una forma di commercio  che dovrebbe garantire al produttore ed ai suoi dipendenti un prezzo giusto e predeterminato, assicurando anche la tutela del territorio. Questo tipo di commercio, si oppone alla massificazione  del profitto praticata dalle grandi catene di “Distribuzione Organizzata” (G.D.) e per grandi produttori. Il carattere tipico di questo commercio è di vendere direttamente al cliente finale i prodotti, eliminando qualsiasi catena di intermediari.

La “Filiera Corta” è una filiera produttiva caratterizzata da un numero limitato e circoscritto di passaggi produttivi ed in particolare di intermediazioni commerciali, che, possono portare anche al contatto diretto fra il produttore ed il consumatore. Lo scopo principale di tale filiera è contenere e ridurre i costi al consumo dei prodotti. La “filiera corta” o “Km. 0″ è inoltre il modello cui si ispirano i Gruppi di Acquisto Solidale, per poter riconoscere un prezzo più equo ai produttori.

Se volessimo fare delle riflessioni storiche  sui precursori di questo tipo di commercio, ci potrebbero venire in mente i “frati benedettini ” con il loro motto : “Ora et Labora” (Prega e lavora), quando i prodotti coltivati negli orti, intorno al convento (vedi Convento di San Francesco a Tursi) erano in esubero, organizzavano nei pressi dei conventi piccoli mercati dei prodotti in eccedenza avuti dalla madre Terra. Naturalmente i frati non organizzavano il mercatino per scopi meramente commerciali, ma vendevano senza scopo di lucro e solo per il mantenimento dei frati presenti nel convento, per cui i prezzi erano molto accessibili alla popolazione circostante e calmierati solo in riferimento alle modeste ed umili esigenze della vita conventuale e della presenza di qualche viandante.

Passando ora alla struttura organizzativa possiamo dire che ci potrebbero essere almeno 4 o più livelli di operatività.

1) Centro Generale di raccolta e distribuzione dei prodotti agricoli: frutta e verdura e relative strutture di prima lavorazione  e conservazione dei vari prodotti;

2 ) Centro periferico locale di raccolta e sistemazione della frutta e verdura locale;

3)  Piano di distribuzione e raccolta “Da” e “Verso” i centri di raccolta/distribuzione locale;

4 ) Centro Amministrativo informatico all’interno del Centro Generale, con la presenza di 3 super esperti: a) Ingegnere Informatico, con Master in Commercio Aziendale; b) Dottore in Economia e Commercio con Master in Marketing; c) Dottore in Agraria, con Master in conservazione a breve e a lunga conservazione dei prodotti agricoli trattati.

Certo, questi 3 super esperti non basteranno per gestire l’ insieme dell’organizzazione, ma insieme a loro si potrebbero pensare  tutti i componenti della complessa rete di servizi per ottimizzare ruolo e struttura dell’intera macchina organizzativa.

Premessa generale, con la consulenza dell’Agronomo, consiglierei di puntare sui prodotti agricoli biologici, perché è un mercato emergente, anche se ora è solo di nicchia ma sempre in crescita, infatti gli agricoltori Italiani si fanno conoscere nel mondo per la qualità, per le diverse qualità regionali italiane si apre un mercato mondiale di dimensioni enormi.

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